Le cosidette palette rituali

Pubblicato il Pubblicato in Archeologia, Storia, Veneti
Fg. 1 - Paletta venetica in bronzo rinvenuta a Padova (nel cortile del convento del Santo) nel 1899. Sulla faccia anteriore reca incisa la figura di un cavallo e lungo i margini di quella posteriore reca la scritta in caratteri venetici "etsualeutikukaian nakinatarisakvil"mentre sul manico reca un asterisco ed un motivo a V sovrapposte.
Fg. 1 – Paletta venetica in bronzo rinvenuta a Padova (nel cortile del convento del Santo) nel 1899. Sulla faccia anteriore reca incisa la figura di un cavallo e lungo i margini di quella posteriore reca la scritta in caratteri venetici “etsualeutikukaian nakinatarisakvil”mentre sul manico reca un asterisco ed un motivo a V sovrapposte.

Studio realizzato nel luglio 1986 e pubblicato sulla Voce dei Berici nel 1988 e sul Giornale di Vicenza nel 1992

PREMESSA

Fra il notevole materiale archeologico rinvenuto nella zona di Santorso ed esposto nel locale Museo didattico, figurano anche due pezzi di singolare interesse risalenti ad alcuni secoli prima di Cristo, in piena Età del Ferro.
Si tratta di un peso da telaio in terracotta e di un frammento di intonaco in argilla recanti entrambi delle decorazioni prodotte mediante l’impressione dell’estremità dell’impugnatura di un caratteristico oggetto, che finora ha sfidato con successo la perspicacia e l’immaginazione degli Studiosi.

UN ENIGMA DAL PASSATO

Nel primo millennio avanti Cristo, apparve in Europa un tipo di oggetti di uso abbastanza frequente, la cui funzione è tuttora misteriosa: si tratta delle cosidette Palette Rituali, oggetti in bronzo a forma appunto di paletta dal manico elegantemente traforato, che recano sovente delle decorazioni incise su una delle facce (fg 1).

Oltre ai numerosi esemplari di paletta rinvenuti in varie località, spece nell’Italia nordorientale, questo oggetto appare in sculture della Spagna, come sulla stele di Solana de Cabanas (fg 2) e della Francia, a Sarraburg, Vienne e altrove..

Tuttavia, la località in cui la paletta appare più frequentemente è la Val Camonica, sulle cui rocce, fra migliaia di altri graffiti, il nostro oggetto misterioso è raffigurato in numerose scene che presentano situazioni diversissime e prive, in apparenza, di qualsiasi legame logico tra di loro.
Ciò mi induce a pensare che il segno della paletta rappresenti non un elemento della scena ma un simbolo od un ideogramma atto a spiegare il significato della scena stessa.

Infatti, che ci starebbe a fare una paletta, quale che sia il suo uso, in mano ad un uomo ritto di fronte ad un bovino dalle corna imponenti? (fg 3);   e l’altra paletta raffigurata fra branchi di cervi (fg 4) che ci farebbe?   e, in un’altra scena, cosa potrebbero significare due grosse palette presso due telai tessili di fronte ai quali c’è un uomo? (fg 5); e cosa significano le grandi palette che affiancano un guerriero che trafigge con la lancia un nemico affiancato da un cosidetto Busto di orante? (fg 6)   E che significa la grande paletta vicina ad alcuni combattenti impegnati presso un cosidetto labirinto? (fg 7)Grafiti Val Camonica

Fg. 6 - Grafiti rupestri della Val Camonica.
Fg. 6 – Grafiti rupestri della Val Camonica.
Fg. 7 - Graffiti rupestri della Val Camonica
Fg. 7 – Graffiti rupestri della Val Camonica

Ebbene, è da tutte queste apparenti incongruenze che derivano le difficoltà per gli studiosi, i quali, per decenni, si sono arrovellati cercando di individuare l’utilità pratica dell’oggetto anziché immaginare per lui una funzione simbolica.

Sono state così formulate le ipotesi più varie, tutte ugualmente degne di rispetto ma tutte, aimè, destituite di credibilità da qualcuna delle incisioni della Val Camonica.

Fg. 8 - Pagaia in legno da Trana (TO)
Fg. 8 – Pagaia in legno da Trana (TO)

Si è ipotizzato così che la paletta rappresentasse una pagaia sul tipo di quelle rinvenute nei villaggi palafitticoli della Padania (fg 8), si è ipotizzato che rappresentasse uno specchio o un rasoio o una scure riferendosi a reperti archeologici simili nella forma alla nostra paletta; si è pensato anche alle palette da muratore, le antenate delle cazzuole, e persino alle palette per battere il bucato, oggetti in legno riccamente decorati ancora in uso in tempi assai recenti (fg 9) e molto simili alle palette rituali.

fg 9 – paletta in legno da bucato usata in Alto Adige fino al XIX scolo
fg 9 – paletta in legno da bucato usata in Alto Adige fino al XIX scolo

Stranamente, fra tanta abbondanza di proposte, mi risulta che non sia mai stata ipotizzata l’identificazione della paletta rituale con gli stampi da burro a paletta, attrezzi in legno sempre splendidamente decorati, i quali pure hanno una straordinaria somiglianza col nostro oggetto misterioso (fg 10).

fg 10 – stampo in legno per burro usato nelle valli biellesi fino agli anni ’50.
fg 10 – stampo in legno per burro usato nelle valli biellesi fino agli anni ’50.

 

Infine, scoraggiati da tante delusioni, gli studiosi si sono rassegnati ad ipotizzare per la paletta una funzione rituale, funzione il cui significato non è possibile definire ma che sarebbe giustificata dal fatto, che l’oggetto appare fra gli attributi di un idolo celtico, probabilmente Succellus, la cui personalità rimane ancora oscura: forse, si afferma, la paletta era un talismano che garantiva la salvezza in caso di pericolo o serviva a raccogliere le ceneri dei defunti dopo il rogo funebre.
Tale ipotesi, tuttavia, non spiega cosa potrebbero fare degli attrezzi simili in mezzo alla selvaggina o fra i bovini o presso i telai tessili!

UN INDIZIO DALL’ORIENTE

A squarciare l’oscurità che ancora nasconde la vera funzione della nostra paletta in bronzo, forse un po’ di luce ci viene dall’Estremo Oriente: infatti, lungo il medio corso del fiume Yangtze, in Cina, nel primo millennio avanti Cristo venivano usati oggetti molto simili alla nostra paletta misteriosa.
Si tratta di monete in bronzo a forma di paletta, che recano, disegnata a rilievo su un lato, la rappresentazione del valore!
Una di queste monete, attribuita alla dinastia Chou che ha regnato dal 1122 al 225 a.C., reca su una delle facce il bellissimo disegno di un ariete e sull’impugnatura l’ideogramma del valore numerico: si tratta di una moneta da dieci pecore, che veniva assicurata alla cintura a mezzo di un laccio passante per il foro del manico (fg 11 qui a lato).

fg. 11 - Moneta in bronzo della dinastia Chou (Cina, XII - III sec. a.C.) Valore della moneta: 10 pecore.
fg. 11 – Moneta in bronzo della dinastia Chou (Cina, XII – III sec. a.C.) Valore della moneta: 10 pecore.

Se per le nostre palette ipotizzassimo una funzione simile , acquisterebbe nuova luce anche la parola pecunia (da pecus = pecora) che i Latini usavano per indicare il danaro!
D’altra parte, se considerassimo le palette incise in Val Camonica come ideogrammi significanti la ricchezza rappresentata dal danaro, vedremmo che tutte le scene in cui appaione raffigurate delle palette acquisterebbero un significato logico!
Comprenderemmo così, che in Val Camonica il bestiame domestico e la selvaggina costituivano una ricchezza per i singoli individui e per la comunità (fgg 3 e 4), che l’attività tessile produceva ricchezza (fg 5), che il guerriero vittorioso conquistava un ricco bottino (due palette) e quindi ricchezza (fg 6) mentre il perdente rendeva l’anima (busto di orante), e comprenderemmo che i combattenti presso il labirinto (luogo di non ritorno) probabilmente dei gladiatori impegnati in un duello in onore di un guerriero defunto (busto di orante armato), si contendevano un importante trofeo (paletta enorme fg 7), che il guerriero della stele iberica, oltre che valoroso (grandi armi) era anche ricco (fg 2) e che la divinità celtica con paletta di nome Succellus era forse l’equivalente del germanico Freyr dispensatore di ricchezza, di benessere e di voluttà.
Una chiara conferma all’ipotesi della Paletta simbolo di ricchezza ci giunge inaspettata dall’attenta analisi delle figure sbalzate sulla Situla della Certosa rinvenuta a Bologna.
Splendida testimonianza dell’Arte delle Situle, questo contenitore in bronzo fittamente decorato a sbalzo e ad incisione presenta una quantità di figure distribuite su quattro fasce: nella seconda dall’alto, a sinistra, in coda ad una processione di donne e uomini variamente abbigliati che camminano verso destra conducendo animali o portando cose di vario genere, che fanno pensare alle offerte e al necessario per celebrare qualche importante rito, avanza anche un uomo che porta a spall’arm un enorme spadone con lunghissima impugnatura e reca, appeso alla cintola, un oggetto in tutto simile ad una paletta, proprio come usavano i Cinesi, che portavano le monete a forma di palette al fianco, sostenute dalla cintura infilata nell’anello del manico.

Particolare della situla della Certosa: uomo con paletta alla cintola
Fg. 12 – Particolare della situla della Certosa: uomo con paletta alla cintola

In fondo, dunque, forse i nostri Studiosi non sbagliavano del tutto ipotizzando un uso rituale per le palette, infatti se, come ritengo ormai certo, in Europa si rivelasse fondata l’ipotesi della paletta quale simbolo di ricchezza, ne verrebbe confermata in un certo senso anche la funzione rituale, funzione cioè relativa ad uno dei culti più universali e più controversi: il culto del danaro!

Fg. 12 - Frammento di intonaco in argilla e Peso da telaio da Santorso
Fg. 12 – Frammento di intonaco in argilla e Peso da telaio da Santorso

CONSEGUENZE OVVIE

Alla luce della nuova ipotesi sul significato delle cosidette palette rituali, acquistano un senso logico anche altre figure o, meglio, simboli, incisi sulle rupi della Val Camonica, i quali danno a loro volta un nuovo, più ampio ed articolato significato alle scene in cui appaiono raffigurati.
Come abbiamo visto, infatti, il cosidetto busto di orante disarmato potrebbe significare la resa dell’anima al Creatore; il busto di orante armato rappresenterebbe l’eroe defunto che dal mondo dei morti (il labirinto, cioè la via senza ritorno) assiste ai giochi gladiatori in suo onore , oppure (ma la cosa mi sembra poco probabile) in quanto via senza ritorno il labirinto potrebbe forse significare la prospettiva di morte per uno dei contendenti.
Anche il peso da telaio ed il frammento di intonaco rinvenuti a Santorso, i quali recano le impronte di due diversi modelli di impugnatura della paletta, acquisterebbero un significato preciso: l’impronta della paletta impressa sul peso da telaio sarebbe un segno beneaugurante in vista della ricchezza prodotta dal lavoro di tessitura, mentre l’intonaco della casa decorata con lo stesso simbolo starebbe ad indicare che di ricchezza il suo proprietario ne possedeva già in abbondanza.
In fondo, forse gli Studiosi non sbagliavano del tutto ipotizzando un uso rituale per le palette, infatti se, come penso, in Europa si rivelasse fondata l’ipotesi della paletta simbolo di ricchezza, ne verrebbe confermata in un certo senso anche la funzione rituale, funzione cioè relativa ad uno dei culti più universali e più controversi: il culto del danaro!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *