Il prezzo dei titoli

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[dal Bollettino FAAV (organo interno della Federazione delle Associazioni Archeologiche Venete) del 1997]

figura da "Il magico mondo degli uccelli"   ed. De Agostini
figura da “Il magico mondo degli uccelli” ed. De Agostini

Avendo notato le estese abrasioni visibili sulle rocce di alcune vallate alpine anche a bassa quota, già nel lontano 1795, il viaggiatore inglese James Hutton spiegava il fenomeno con l’erosione prodotta dai detriti trascinati a valle da antichissimi ghiacciai, ipotizzando così l’esistenza, nel passato, di fasi climatiche di lunga durata caratterizzate da clima glaciale, fasi che sole potevano spiegare l’estensione dei ghiacciai sino alle basse quote da lui frequentate.
Lungi dall’interessarsi della cosa se non altro per il gusto di smentire il non addetto ai lavori, che osava intrufolarsi nel loro campo d’azione, gli scienziati del tempo ignorarono sdegnosamente l’ardita ipotesi del viaggiatore inglese destinandola all’oblio.
Nel 1837, il tema glaciazioni fu approfondito e riproposto dallo svizzero Louis Agassiz, un naturalista che, in quanto tale, fu lungamente avversato dagli addetti ai lavori.
Le tenaci ricerche e le argomentazioni di Agassiz, però, alla lunga cominciarono a far breccia sui geologi più giovani e avveduti, finché due di questi, i tedeschi Albrecht Penck ed Eduard Brückner, nel 1909 (ben 114 anni dopo Hutton) riproposero lo stesso tema riconoscendo l’esistenza, nell’era quaternaria, di quattro grandi glaciazioni.
Da specialisti del settore quali erano però, i due geologi ingabbiarono la materia in una struttura teorica tanto rigida e perentoria da tener bloccati ulteriori progressi fino ai primi anni ’60, quando un altro non addetto ai lavori, il giovane paleontologo Cesare Emiliani, scoprì le prove dell’esistenza di un numero di glaciazioni ben più elevato rispetto alle quattro da essi proposte.
Anche il ricercatore italiano dovette sopportare le reprimende degli specialisti; fortunatamente però, il suo tormento fu relativamente breve poiché, già alla fine degli anni ’60, uno specialista in materia, il geologo cecoslovacco George Kukla, confermava le sue osservazioni scoprendo in Cecoslovacchia un deserto fossile dell’era quaternaria, il quale portava le innegabili tracce di una ventina di glaciazioni… E questo… ben oltre 165 anni dopo la pubblicazione dell’ipotesi di James Hutton!
Quanti anni persi alla Scienza perché spesi in beghe e ripicche meschine!
E tuttavia, al dilà della velenosa ostilità del mondo scientifico, i protagonisti di quella lunga odissea ne uscirono fortunatamente incolumi.
Decisamente più amaro fu invece l’epilogo della vicenda scientifica di Ignaz Philipp Semmelweiss, giovane medico ungherese operante nella prima metà dell’800 nella clinica universitaria di Vienna: confrontando la bassa mortalità per setticemia post partum delle donne ricoverate negli ospedali normali rispetto a quella altissima, che si verificava nella sua clinica, dove i professori passavano dalle autopsie sui cadaveri ai cesarei senza adottare alcuna precauzione, intuì la necessità di curare al massimo l’igene personale dei chirurghi e la sterilizzazione degli strumenti, dandosi poi da fare per diffondere la sua scoperta.
Non l’avesse mai fatto! Infuriati per le ardite teorie del giovane medico, il quale di fatto addossava loro la responsabilità di tante morti, gli accademici gli fecero una guerra spietata, riuscendo alla fine a farlo internare in manicomio, dove in breve morì, colpito da setticemia causata, sembra, dai maltrattamenti subiti.
Il tempo, però, è galantuomo, così, dopo anni ed anni di dispute scientifiche, la verità riuscì ad affermarsi: ma a quale prezzo! Quante vite sacrificate dall’insipienza di primari boriosi, ostili alle novità!
Ma questi non sono che alcuni degli innumerevoli episodi in cui, in tutti i tempi e in tutti i campi dello scibile, i vertici del mondo scientifico hanno osteggiato pervicacemente il progresso della Conoscenza, e tali episodi danno chiaramente l’idea di quanto esiziali possano essere la presunzione e l’ottusità di certi individui!
Viene da chiedersi, allora, a quali livelli sarebbe oggi la Conoscenza in tutti i campi se, anziché perdersi in sterili diatribe a casa della mancanza di titoli da parte degli autori di alcune scoperte scientifiche, gli addetti ai lavori le avessero subito verificate ignorando i formalismi e magari rallegrandosi per i vasti orizzonti, che queste potevano aprire alle loro ricerche!
A parziale giustificazione di quell’ottuso atteggiamento, va detto che anche gli scienziati sono uomini, pertanto, appare naturale che alcuni di essi soffrano per le intuizioni geniali di altri mentre essi rimangono al palo; in secondo luogo, essi sono degli specialisti, perciò è comprensibile che non sempre possano avere, delle cose, quella visione dall’alto, che consente di inquadrare compiutamente e spesso di risolvere i grandi problemi…. Assolutamente non giustificabile, invece, è l’atteggiamento di quanti temono l’affermazione di idee, che contraddicono le convinzioni sulle quali essi hanno costruito la loro carriera… e le osteggiano!
In realtà, più che un vantaggio, la specializzazione è sovente un handicap, in quanto è uno strumento complesso e delicato, che da una parte dà molto e dall’altra toglie pure molto: essa, infatti, “è il fenomeno che ha consentito agli struzzi di diventare i più grandi uccelli viventi oggi sulla Terra ma, allo stesso tempo, ha tolto loro la capacità di volare”!
A questo punto, qualcuno si chiederà dove voglia andare a parare con questo lungo discorso.
La risposta mi pare ovvia: se accolte dagli specialisti, le intuizioni multidisciplinari dei non specialisti potrebbero a volte (cioè non sempre) favorire in modo determinante il progresso della Scienza.
Ma chi sarebbero questi non specialisti?
I non specialisti sono Persone appassionate, animate da grande curiosità in tutti i campi, le quali, avvalendosi delle loro conoscenze disparate, sono in grado di volare alto, riuscendo talvolta (e sottolineo talvolta) a cogliere il quadro generale dei problemi, come non potrebbero mai fare coloro, che tengono sempre l’occhio attaccato al microscopio.

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