La morte dei coralli

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Esempi di coralli
Fg. 1 Una barriera corallina in salute presenta una fittissima e straordinaria varietà di forme viventi, le quali la rendono tanto meravigliosa da non temere confronti con qualsiasi altro luogo della Terra

In un documentario (inglese?) dal titolo OCEANI (messo in onda da RAI 5 l’8 gennaio 2015), durante una spedizione di studio nel Mar Rosso meridionale, due scienziati (un uomo e una donna) si immergono in profondità fra le pareti del baratro tettonico che separa la placca continentale africana da quella araba.
Entrando nella zona più angusta di una profonda spaccatura, larga forse solo tre metri, essi vi rilevano una temperatura dell’acqua straordinariamente elevata, intorno a 34 gradi C., temperatura che, secondo l’opinione corrente della Scienza, dovrebbe causare la morte dei coralli della zona poiché, in tutte le barriere coralline in cui si verifica lo sbiancamento dei coralli seguito dalla loro morte, l’ambiente è caratterizzato dall’innalzamento della temperatura delle acque attribuito, neanche a dirlo, dal famigerato Riscaldamento Globale.
Secondo la Scienza infatti, provocando l’innalzamento delle temperature degli oceani, il Riscaldamento Globale ucciderebbe le microalghe simbiotiche dei coralli che, grazie alla fotosintesi clorofilliana, producono il nutrimento dei polipi corallini, i quali, con la loro scomparsa, prima perderebbero il colore e poi morirebbero d’inedia.
Ebbene, con somma meraviglia dei due scienziati del documentario, nell’area calda da essi esplorata i coralli sono invece in pieno rigoglio, tanto che di notte, esposti alla luce ultravioletta, essi risplendono meravigliosamente per la loro fluorescenza.
Come si spiega tale contraddizione ai dettami della Scienza?
Un tentativo di risposta viene suggerita dagli stessi due studiosi, che riportano quanto sostiene la teoria di non so quale rispettabilissimo scienziato, secondo il quale sarebbe la fluorescenza che, proteggendo in qualche modo le microalghe dalla forza letale del Sole, ne garantirebbe la salute anche in ambiente avverso, consentendo in tal modo anche la sopravvivenza dei polipi del corallo.
Sarà!… Ma le cose stanno veramente così?…
In realtà, infatti:

emissioni di vapore ad altissima temperatura da uno "sfiato" idrotermale alla base di un comprensorio vulcanico abissale. La densità ed il colore del getto lasciano facilmente intendere quanto forte sia la carica di composti minerali che donano elevata fertilità alle acque in risalita dal fondo (a destra), fertilità che garantisce un'elevatissima capacità di sostentamento della flora e della fauna nell'area marina interessata dal fenomeno.
Fg. 2 emissioni di vapore ad altissima temperatura da uno “sfiato” idrotermale alla base di un comprensorio vulcanico abissale. La densità ed il colore del getto lasciano facilmente intendere quanto forte sia la carica di composti minerali che donano elevata fertilità alle acque in risalita dal fondo. 

1- La fluorescenza delle microalghe è prodotta dall’assorbimento da parte loro di elementi radioattivi di origine magmatica immessi nelle profondità delle barriere coralline dall’attività idrotermale in atto nelle spaccature tettoniche e negli apparati vulcanici sottomarini.
2- Di norma, risalendo dalle spaccature tettoniche attive, dove è stata surriscaldata dal contatto col magma e resa fertile per i minerali che da esso riceve, l’acqua profonda si raffredda per via cedendo calore a masse crescenti di altra acqua che coinvolge nella risalita, cosicché in superfice giunge una quantità d’acqua enormemente superiore a quella iniziale, la cui temperatura, tuttavia, risulta inferiore a quella delle acque superficiali riscaldate dal Sole, con le quali poi essa si mescola per attrito rinfrescandole…
Ed è appunto da tale meccanismo che deriva la temperatura mite delle acque nelle zone di barriera.

La carica di composti minerali espulsi dai sistemi idrotermali sottomarini donano elevata fertilità alle acque in risalita dal fondo garantendo  un'elevatissima  capacità di sostentamento della flora e della fauna nell'area marina interessata dal fenomeno.
Fg 3 La carica di composti minerali espulsi dai sistemi idrotermali sottomarini donano elevata fertilità alle acque in risalita dal fondo garantendo un’elevatissima capacità di sostentamento della flora e della fauna nell’area marina interessata dal fenomeno.

3- Quando però, l’attività magmatica profonda si attenua o ristagna, diminuisce o addirittura cessa anche la risalita delle acque fertili profonde, cosicché, mancando la loro presenza rinfrescante, le acque di superfice riacquistano la temperatura elevata dovuta al riscaldamento da parte del Sole dei tropici: temperatura elevata, dunque, che non è la causa del deperimento dei coralli ma costituisce il segnale, che qualcosa è cambiato nel sistema nutrizionale della zona.
Dunque, che garantisce la salute e la proliferazione dei coralli è la carica di nutrienti minerali trasportati verso la superfice dalle acque fertili risalenti dal fondo, nutrienti che, favorendo la vita del fitoplancton e delle microalghe che vivono in simbiosi coi coralli, consentono il meraviglioso sviluppo di vita vegetale ed animale che caratterizza le barriere coralline.
Pertanto, è possibile affermare che il deperimento dei coralli in determinate aree di barriera degli oceani NON DIPENDE DAL RISCALDAMENTO GLOBALE, ma è dovuto alla penuria di nutrienti minerali causata dalla minore risalita dal fondo di acque fertili dovuta al rallentamento (quando non addirittura alla stagnazione) dell’attività idrotermale collegata alla presenza più o meno vivace di attività magmatica all’interno delle spaccature tettoniche e degli apparati vulcanici sottomarini.
Tutti questi discorsi, però, sembrerebbero contraddetti dalla elevata temperatura ambientale rilevata dai due scienziati all’interno dell’immane spaccatura della crosta all’estremo sud del Mar Rosso: infatti – si dirà – poiché, come abbiamo visto, cedendo calore per via, l’acqua di origine profonda si raffredda abbassando poi la temperatura delle acque superficiali riscaldate dal Sole, se la temperatura dell’acqua riscontrata dai due studiosi è così elevata, ciò dovrebbe significare che c’è scarsa risalita di acque fertili dal fondo del mare, cosicché i coralli dovrebbero essere in agonia. Come si spiega, invece, il loro straordinario rigoglio?
La risposta è facile ed è data dall’angustia dell’ambiente in cui è stata rilevata l’anomalia termica: la ristrettezza del baratro tettonico, infatti, limita il rimescolamento dell’acqua fertile in risalita dagli abissi con le fredde acque stazionanti nelle circostanti profondità marine, cosicché detta acqua fertile può conservare una maggiore quantità della carica termica iniziale, e ciò spiega l’elevata temperatura riscontrata dagli studiosi al livello della barriera corallina…

Fg 4 L'angustia del baratro, attraverso il quale le calde acque di origine idrotermale salgono verso la superfice, consente un minore rimescolamento delle acque stesse con quelle fredde stazionanti nelle profondità, cosicché esse possono raggiungere la barriera corallina conservando una maggiore quantità di calore ed una maggiore concentrazione di nutrienti minerali.  (in primo piano, le apparecchiature di rilevamento di un minisommergibile teleguidato).
Fg. 4 L’angustia del baratro, attraverso il quale le calde acque di origine idrotermale salgono verso la superfice, consente un minore rimescolamento delle acque stesse con quelle fredde stazionanti nelle profondità, cosicché esse possono raggiungere la barriera corallina conservando una maggiore quantità di calore ed una maggiore concentrazione di nutrienti minerali.
(in primo piano, le apparecchiature di rilevamento di un minisommergibile teleguidato).

Ma non solo: infatti, il limitato rimescolamento delle acque limita anche la diluizione della carica dei nutrienti minerali di provenienza abissale da esse trasportati verso la superfice, nutrienti, la cui maggiore concentrazione favorisce appunto lo straordinario rigoglio dei coralli evidenziato nel documentario, inoltre, il loro più concentrato contenuto di elementi radioattivi di origine magmatica, assorbito con gli altri nutrienti dalle microalghe, ne impregna i tessuti, dando così ragione della straordinaria e splendida fluorescenza dei coralli alla luce ultravioletta, che tanto ha meravigliato i due studiosi in immersione lungo la barriera corallina all’estremità meridionale del Mar Rosso!

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